ATCG

Scritto da
Cesare Gigli
Pubblicato il
24 Gennaio 2021
Categoria
ATCG. No, non è il nome dell’ennesima consorziata del Comune di Roma. Al contrario, è l’alfabeto con il quale è costruito qualsiasi essere vivente.

Per capire come possiamo dare senso e speranza alla nostra esistenza di questo tempo, mi sono affidato alla mia formazione scientifica. Quelle quattro lettere sono infatti le iniziali delle componenti che costituiscono il DNA, la grossa molecola che è comune a tutto ciò che è vita. Queste quattro componenti, combinate in “parole” di lunghezza variabile, vengono replicate in maniera efficace, ogni volta con piccoli cambiamenti che rendono più o meno efficiente il processo. A parola diversa, vita diversa. Ma sempre basata sullo stesso alfabeto, così come l’italiano e l’inglese sono due lingue diverse composte dalle stesse lettere

E poi c’è l’entropia, altro concetto scientifico-filosofico, che definisce il tempo: qualsiasi cambiamento perde sempre una quantità di informazione, portando tutto l’universo, in maniera lenta ma costante verso il caos. Il passato ha sempre minore entropia del futuro, è quindi l’entropia che dà il verso al tempo.

Ebbene, tutti e due queste basi scientifiche che caratterizzano la vita (il DNA) e il contesto nel quale opera (l’Entropia universale) sono “statistiche”. Ossia, ciò che possiamo arrivare a comprendere non è la singola replica, o il singolo cambiamento, ma l’andamento globale delle repliche e dei cambiamenti. Nel singolo caso possiamo vedere “fallire” una replica”, o avere un cambiamento che fa acquisire informazione. Ma se ne prendiamo un numero sufficiente, ci saranno continue repliche e una globale perdita di informazioni. Il caso del singolo e la necessità del globale, direi, parafrasando l’opera di Jacques Monod.

Tutta questa lunga introduzione porta a ciò che vorrei condividere, circa il senso di noi esseri umani, e la speranza di portare avanti con consapevolezza la nostra esistenza.

Il valore della speranza

La speranza, essendo un concetto legato al futuro e non al presente, è esclusività dell’essere umano, così come l’essere coscienti. È legata al concetto di tempo, e questo la rende non sperimentabile da tutti quegli esseri viventi che hanno esperienza solo del presente. Solo noi esseri umani, per ciò che ne sappiamo, abbiamo coscienza dell’entropia, del verso del tempo.

Se esiste (ricordiamo l’efficacia della replica) deve esserci un motivo di vantaggio evolutivo. Forse un salvagente per la disperazione del nostro essere “finiti” e non eterni.

Quindi, quando la coscienza ti dice che le cose andranno male in futuro, chi ha più speranza tende a sopravvivere. Ma un’altra domanda si genera da questa considerazione: la speranza è utile in gruppi più numerosi di quelli semplici (cento, forse centocinquanta esseri ognuno cosciente del ruolo degli altri all’interno della comunità) in cui l’homo sapiens si è evoluto? Ha senso avere speranza quando si è parte di un meccanismo enorme che non si riesce a comprendere e del quale ci si può sentire vittime senza possibilità di cambiare nulla? 

Non mi riferisco al Covid, ma più semplicemente al fatto che  una comunità di più di un centinaio di persone genera meccanismi che non possono essere gestiti da tutti, e che anzi passano sulla testa di molti.

Certo, possiamo presupporre che ci siano cose non governabili dall’uomo – che deve quindi ragionare solo su base individuale – e che diventano alla fine la base per una religione con i suoi uomini eletti, e le sue leggi imposte dall’esterno. 

Ma per come la vedo io, emergenze sociali come il Covid ci insegnano che è solo come “comunità” che ne potremo uscire. E che alla fine, ciò che ne uscirà rafforzata è proprio la comunità. E l’unica maniera che abbiamo per crescere come singoli è proprio quello di essere parte di un insieme più grande. Se quindi il singolo deve essere cosciente che esistono cose “più grandi di lui”, siano esse sociali o economiche, è come Comunità che la speranza diventa qualcosa di non astratto. Insomma, “United we stand, Divided we fall“, frase che da Esopo in poi rimane sempre attuale. Pensare a noi stessi come parte di un superorganismo comunitario che solo se prospera può proteggerci e renderci consapevoli è forse la soluzione. Così come la vita pluricellulare è più efficace di quella unicellulare, la vita multicosciente è più efficace della singola coscienza. Proviamoci, abbiamo tutto da guadagnare.


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