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Joel Nolland - Unspash

Camminata in consapevolezza sui Monti Lucretili

Domenica 29 maggio cammineremo insieme, in silenzio, sui monti Lucretili. Ci accompagneranno la consapevolezza, la natura con la sua bellezza, il vento, il sole, i suoni, il respiro e i nostri passi. In alcuni momenti del percorso Luciano, esperto camminatore, geologo e conoscitore delle montagne, offrirà delle descrizioni degli aspetti più interessanti del territorio. La pausa pranzo sarà un momento conviviale in cui condividere l’esperienza e assaporare il cibo. Riprenderemo la via del ritorno nuovamente  in silenzio riaprendoci ai sensi.

Vivere è respirare e avvolgere col proprio respiro l’intera materia del mondo.

Emanuele Coccia

 

Con partenza dall’antico borgo di Roccagiovine, sul versante orientale del Parco Regionale dei Monti Lucretili, si risale per comoda sterrata fino a Prato Porcini e poi fino alla comoda cima panoramica del Monte Follettoso, balcone sull’Appennino; in discesa attraverso una “stretta vallicina” immersi nel bosco, torniamo al punto di partenza.

DATI TECNICI

Gruppo montuoso di riferimento: Monti Lucretili (Lazio)

Massima altitudine raggiungibile: Monte Follettoso – altezza 1004 metri

Massimo dislivello: 500 metri totali (difficoltà: medio/facile)

Km totali da percorrere: 9 km per un totale di ore 4 (soste escluse)

Appuntamento: ore 10 al parcheggio di Roccagiovine (prima di entrare nel paese voltare a destra c’è la fermata COTRAL) 

Per prenotare: inviare mail a info@setremisullorlo.it, indicando nome e cognome del/i partecipante/i

Accompagnatore: Luciano Capeccioni – Guida Ambientale Escursionistica (socio A.I.G.A.E.), geologo. L’accompagnatore si riserva il diritto di annullare o modificare l’itinerario proposto a sua discrezione, per garantire la sicurezza o in base alle condizioni del meteo e al numero dei partecipanti (max 30).

Cosa portare e abbigliamento
Obbligatorio l’utilizzo di scarpe da trekking (NO Scarpe da ginnastica)
Zaino comodo adatto al trasporto del necessario per la giornata;
Abbigliamento idoneo ad una escursione (possibilmente vestirsi a strati). Necessario un capo impermeabile, occhiali da sole, un cappellino. Consigliati i bastoncini.
Raccomandato almeno 1,5 litro d’acqua, pranzo al sacco e snack energetici (frutta secca, cioccolata, barrette)
Quota di partecipazione: € 20

Per ulteriori informazioni: tel. 3200220382 – 3299812971

 

 

 

 

La sfida della consapevolezza

Forse il modo in cui rispondiamo alla crisi è parte integrante della crisi”.                                                                                            Bayo Akomolafe

Viviamo una stagione del pianeta in cui sembrano moltiplicarsi le sfide e i fattori di stress. Straordinari cambiamenti si accompagnano ad altrettante straordinarie difficoltà, e la qualità delle risposte per il benessere personale e collettivo diventano fondamentali.

Essere consapevoli coltivando la presenza mentale ci permette di promuovere azioni sagge per noi stessi e il mondo attivando risorse preziose. Da un luogo semplice, lo spazio del non fare e dell’essere, incontriamo la complessità del vivere.

Per questo nel laboratorio grande spazio avranno le meditazioni che rafforzano l’autoregolazione emotiva in una cornice empatica, compassionevole ed etica, con particolare attenzione ai quattro fondamenti della consapevolezza: consapevolezza del corpo; consapevolezza delle sensazioni; consapevolezza mentale ovvero degli stati cognitivi e affettivi; consapevolezza di come facciamo esperienza del mondo.

Osserveremo inoltre le mappe che descrivono le relazioni tra le scienze psicologiche contemporanee e le intuizioni psicologiche del buddhismo antico, cogliendone le profonde somiglianze circa il funzionamento della mente.

Il corso avrà essenzialmente carattere esperienziale e si svolgerà attraverso pratiche sedute e in movimento tra cui yoga di consapevolezza e camminata, con momenti di condivisione in diade e in plenaria, su argomenti proposti di volta in volta dai facilitatori.

Il laboratorio inizia il 2 maggio 2022, dalle ore 20.30 alle 22.30 articolato in 8 incontri a cadenza settimanale, in presenza nei locali di Via Barbana, 24 00142 Roma, e/o piattaforma Zoom. Possono accedere coloro che hanno già partecipato ai nostri laboratori avanzati, chi ha esperienza consolidata di meditazione di consapevolezza, e chi ha portato a termine l’MBSR Mindfulness Based Stress Reduction. Eventuali altre richieste verranno valutate previo colloquio individuale.

Date laboratorio: maggio 2, 9, 16, 23, 30 – giugno 6, 13, 20

Il costo dell’intero corso è di euro 120 oneri inclusi.

Pagamento tramite bonifico bancario, iban: IT63Q0100503226000000015519  nella casuale scrivere “Laboratorio 2 maggio 2022”. Seguirà link per accedere a Zoom.

Per informazioni 

tel. 3200220382 – 3299812971    info@setremisullorlo.it

 

Dall’Eden dell’Olocene ad un disastro annunciato

1937: La popolazione nel mondo è pari a 2.3 miliardi di persone, la quantità di CO2 nell’atmosfera è pari a 280 parti per milione e la percentuale di natura selvaggia è del 66%. 2020: La popolazione nel mondo è pari a 7.8 miliardi di persone, la quantità di CO2 nell’atmosfera è pari a 415 parti per milione e la percentuale di natura selvaggia è del 35%. Tutto questo nell’arco dell’esistenza di un uomo, David Attenborough, che racconta il collasso dell’Olocene attraverso i suoi occhi.

Tutti a scuola avremo sentito parlare di storia, qualcuno di storia delle scienze naturali, quel racconto, che a volte appare fantasioso, che ci parla di dinosauri ed estinzioni di massa. Eppure, siamo riusciti a distruggere, nell’arco di una sola esistenza umana, un patrimonio che ha impiegato 65 milioni di anni a costituirsi.

Ma partiamo dal principio: David Attenborough cammina in un luogo abbandonato, dove tetti e finestre non esistono più, cammina fra le vie di Chernobyl, luogo della catastrofe nucleare del 1986. Era una cittadina di 50mila persone ma è diventata un luogo inabitabile e la causa è solamente una cattiva pianificazione, un errore umano. Impossibile non pensare all’andamento generale del pianeta, che a causa delle nostre scelte sta rendendo sempre più fragile l’equilibrio che la sua biodiversità ci ha regalato.

David Attenborough racconta della sua esistenza, trascorsa a scoprire la bellezza naturale del mondo ed a studiarla con dedizione. Ci ricorda che con l’estinzione dei dinosauri il 75% delle specie viventi sul pianeta svanì assieme a loro. Alla vita non rimaneva altro che ricostruirsi e così fu, in un processo lungo 65 milioni di anni. Così è nato il mondo che conosciamo, l’epoca geologica dell’Olocene, che è stato il periodo di maggiore stabilità, dei ritmi lenti delle stagioni, ma anche dell’invenzione dell’agricoltura, che ci permetteva di sfruttare quest’ultime per assicurarci un sostentamento. Ma questo lento e progressivo sviluppo di una natura che nasce in un perfetto equilibrio che genera vita, è stato sconvolto dall’intelligenza umana che ha reso il cambiamento, improvvisamente, molto più veloce.

A partire dal 1954 David Attenborough iniziò a girare il mondo per mostrare, attraverso programmi televisivi, la natura selvaggia di luoghi inesplorati e popolazioni sconosciute. In quel momento, sembrava che non ci fossero limiti alla possibilità di scoperta e di sviluppo tecnologico. E fu così fino al 1968, quando la missione Apollo svelò che viviamo su un pianeta fragile, finito ed isolato. Da quel momento Attenborough guardò il mondo con nuovi occhi e si accorse che davanti ai suoi occhi si stava palesando un nuovo processo di estinzione di moltissime specie che popolavano la terra, creando fratture nell’Eden di un ecosistema in perfetto equilibrio. La colpa è la nostra, a causa della vita che ci siamo costruiti, interi habitat stavano e stanno scomparendo.

Oggi la situazione è a dir poco drammatica: abbiamo sovrasfruttato il 30% degli stock ittici e ridotto la popolazione d’acqua dolce dell’80%; ogni anno abbattiamo oltre 15 miliardi di alberi e la metà delle terre feritili del pianeta sono diventate terreno agricolo; noi uomini rappresentiamo più di un terzo dei mammiferi sulla terra, il 60% sono animali di allevamento ed il resto degli animali rappresenta solo il 4%, sull’intero pianeta. Un pianeta gestito dall’umanità per l’umanità, o almeno per la parte ricca della popolazione mondiale. Ma Attenborough crede che la speranza non sia morta, ritiene che sia urgente un cambio di rotta: è necessario adoperarsi per ripristinare la biodiversità del nostro pianeta. Come è possibile realizzarlo? La popolazione mondiale potrebbe raggiungere il picco di 11 miliardi entro alcune decine di anni: dovremmo rallentare la crescita demografica prima che questo picco venga raggiunto e renda impossibile la sopravvivenza sulla terra con le risorse a disposizione. Questo obiettivo può essere raggiunto anche cercando di alzare gli standard di vita in tutto il mondo, senza aumentare il nostro impatto sul pianeta. Dovremmo eliminare i combustibili fossili dalle nostre vite e utilizzare le eterne forze della natura, come l’acqua, il sole, il vento.  Inoltre, per far rivivere la biodiversità e la ricchezza dei nostri oceani, sarebbe opportuno imporre un divieto di pesca esteso a un terzo delle nostre coste e L’Onu si sta impegnando per questo: l’obiettivo è quello di creare la più grande zona di divieto di pesca in acque internazionali, trasformando gli oceani nella più grande riserva naturale del mondo.
Per la terra ferma l’impegno è duplice: arrestare la deforestazione e ridurre le aree coltivate, per far spazio alla natura selvaggia. Tutto questo è possibile anche grazie all’innovazione tecnologica: pensiamo al caso dell’Olanda, uno fra i primi esportatori mondiali di prodotti alimentari, che promuove un’agricoltura indoor, hi-tech e sostenibile, massimizzando la produzione in una porzione ridotta di territorio.

David Attenborough ha tanti esempi virtuosi come quello dell’Olanda e li propone nel suo meraviglioso documentario, A life on Our Planet, che in poco più di un’ora stravolge le nostre convinzioni sul pianeta terra. In ultimo, la scena torna su Chernobyl, la città abbandonata, dove la natura ha ripopolato strade, le fronde degli alberi hanno sostituito i tetti ed animali selvaggi passeggiano in palazzi abbandonati. Non importa quanto siano gravi i nostri errori, la natura trova sempre un modo per superarli

DAVID ATTENBOROUGH: A LIFE ON OUR PLANET – OFFICIAL CLIP – FINITE WORLD

Muovere il cambiamento

Ogni scelta va fatta con consapevolezza, perché ogni azione fa davvero la differenza ed è fondamentale condividere per diffondere, in modo capillare, i propri saperi e le piccole azioni che possono essere fatte ogni giorno. Secondo quanto emerge da un’indagine condotta dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo nel 2019, su un campione di 2000 giovani italiani nati tra il 1982 al 1997, l‘81,8%  si dice disposto a cambiare le proprie abitudini per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sul pianeta, mentre l‘82% dichiara di essere disponibile a ridurre al minimo gli sprechi (dall’acqua alla luce, dalla plastica al cibo). Il tema è molto caldo e dai dati dell’indagine mostrano come ci sia un’ampia consapevolezza: secondo la grande maggioranza degli intervistati la qualità del futuro del pianeta è strettamente legata alla responsabilità di ciascuno di noi, non solo dall’operato dei governi. Altro aspetto molto interessante è anche l’alto senso di responsabilità percepito su questo tema dai giovani italiani, infatti oltre il 59% è convinto che la salvaguardia dell’ambiente investa direttamente ogni singolo cittadino. Ognuno di noi è responsabile di muovere il cambiamento, l’immobilismo è paralizzante e nocivo per l’intero pianeta.

Dunque, non ci sono solo Greta Thunberg e il popolo dei FridaysForFuture a tenere alta l’attenzione sulla questione ambientale. Ma ci sono tantissimi altri rappresentanti anche fra i giovanissimi della Generazione Z ad avere ben presente quanto sia urgente immaginare già oggi come affrontare il tema dell’esaurimento delle risorse naturali, delle energie rinnovabili, dell’ecosostenibilità per mettere al sicuro la Terra il prima possibile. Lo dimostra un un sondaggio effettuato da Skuola.net in collaborazione con Sorgenia. Su 3.500 giovani tra i 10 e i 25 anni, infatti, quasi tutti (96%) sono spaventati per la salute del pianeta: la maggior parte (54%) non vede nell’immediato una soluzione, il 36% è invece preoccupato ma resta fiducioso, solo il 6% pensa che la situazione sia ancora sotto controllo. Ma la paura non ferma i giovani, che desiderano diffondere comportamenti virtuosi e di cura per il nostro pianeta. Proliferano progetti, idee, pagine social, documentari e serie tv che coinvolgono noi giovani. Speriamo che questa pagina, possa essere l’inizio di un nuovo spazio di dialogo, condivisione e (seppur piccolo) motore di cambiamento.

Consapevolezza nel carrello

Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento. Devo Sapere da dove viene. Devo immaginarmi le mani che lo hanno coltivato, lavorato e cotto ciò che mangio.

Carlo Petrini

Mi capita, quando sono in fila alla cassa del supermercato, di osservare il carrello di chi mi precede.
Con curiosità osservo i cibi da loro scelti e mi sorgono delle domande sulla consapevolezza che orienta le persone ad acquistare o meno un alimento: frutta e verdura fuori stagione, alimenti provenienti dall’estero, o magari cibi pronti da cuocere, c’è chi acquista alimenti ipercalorici ad alto contenuti di zuccheri oppure di grassi; mi capita di notare la presenza di prodotti biologici e di chi si lascia sedurre dalle grandi offerte. Osservo attenta ed incuriosita le innumerevoli tipologie di prodotti.


La riflessione che ne consegue è ampia e significativa: chissà se alcuni si chiedono che cosa voglia dire, in termini di impatto ambientale, la produzione ortofrutticola fuori stagione? Si domanderanno dove sono le serre, chi ci lavora e a quali condizioni? Magari altri potrebbero farsi domande sull’impatto ambientale dei prodotti di provenienza estera? Saranno consapevoli di cosa significhi questo, in seguito alla globalizzazione e agli accordi commerciali dell’Unione Europea con gli altri stati?


Mi domando se qualcuno sappia che cosa comporti la presenza sempre più significativa dei prodotti biologici nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e quali possano essere le conseguenze per le piccole aziende del biologico in Italia. L’elenco può senz’altro arricchirsi di tante domande e avremo modo di farlo, anche insieme, ma ora vorrei mettere al centro della riflessione altri aspetti più personali che riguardano Come e Cosa mangiamo.

C’è una grande differenza quando riesco ad essere presente con i sensi mentre mangio e questo attiene al Come: se vengo distratta dai messaggi del cellulare o dai pensieri, la mia consapevolezza sensoriale è ridotta, non assaporo il cibo fino in fondo e forse anche il senso di fame non sarà soddisfatto. Masticare a lungo un boccone di cibo, in piena presenza, può migliorare il processo digestivo e colmare prima il senso di fame.
Sapere se sto mangiando un cibo sano, equilibrato nei nutrienti, proveniente da colture e allevamenti a filiera controllata, magari biologico, rientra nel Cosa. Insomma insieme al cibo cosa mangiamo? Riusciamo con la consapevolezza a vedere il Cosa?


La consapevolezza, non è una piccola cosa: può orientare le nostre scelte e incidere sul nostro benessere, ma può avere un’eco più grande sul benessere degli animali, dell’ambiente e del nostro pianeta.

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