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Meditazione di consapevolezza e pratiche filosofiche

“Proprio come il contadino irriga un campo, il fabbro costruisce una freccia, e il falegname da forma a un pezzo di legno, così il saggio doma il suo sé.” Dhammapada

“Tra le cose che la saggezza ci procura per essere felici tutta la vita, l’amicizia è la più importante in assoluto”.    Epicuro

” Se ti addolori per un fatto esterno, non esso ti agita, bensì il giudizio che te ne fai.”     Marco Aurelio

“Senza agire, nulla rimane incompiuto.”      Laozi

“La cosa migliore è dimorare nel senso di umanità.”    Confucio

 

In questo laboratorio esperienziale articolato in 10 incontri, coltiveremo la mindfulness e nel contempo approfondiremo le pratiche proposte da altre correnti e tradizioni spirituali che hanno a cuore il tema della consapevolezza.

Una parte dei nostri incontri ci vedrà impegnati in una esplorazione della peculiarità della meditazione mindfulness e la sua relazione con aspetti fondamentali della psicologia e filosofia buddhista e delle scienze cognitive contemporanee.

Seguirà un’approfondimento  dei molti punti di contatto tra insegnamenti del Buddhismo antico, le culture del mondo Ellenistico e della Cina: Stoicismo, nonché aspetti dell’Epicureismo e dello  Scetticismo; Daoismo e Confucio con la loro peculiare sensibilità e visione esistenziale. Tutti, infine, accomunati  nell’intendere e praticare la filosofia come una medicina per l’anima, esercizio spirituale e un modo di essere e agire nel mondo.

L’idea è quella di una integrazione tra la meditazione di consapevolezza e alcuni esercizi spirituali appartenenti alle tradizioni suddette, avendo come orizzonte la vita quotidiana con le sue sfide e le sue inedite complessità. Questo per cercare di rispondere in modo appropriato ad esse e altrettanto abbracciare con fiducia il momento presente.

L’invito nei due mesi di frequentazione del corso è quello di impegnarsi a meditare quotidianamente. Come sappiamo ogni conoscenza acquisita su base concettuale se non integrata con una costante pratica personale, difficilmente potrà generare quel vitale e salutare potere trasformativo che nasce dalla coltivazione della consapevolezza.

Il laboratorio, pensato per coloro che hanno esperienza di meditazione di consapevolezza, si articolerà in 10 incontri a cadenza settimanale, dalle ore 20.30 alle 22.30, in presenza nei locali di Via Barbana, 22/24 00142 Roma, e/o piattaforma Zoom a partire da martedì 28 settembre 2021.

Il costo dell’intero corso è di euro 150 oneri inclusi.

Pagamento tramite bonifico bancario, iban: IT63Q0100503226000000015519  nella casuale scrivere “Laboratorio 28 settembre 2021”. Seguirà link per accedere a Zoom.

Per informazioni 

tel. 3200220382  oppure scrivere a info@setremisullorlo.it

MBSR Ridurre lo stress attraverso la mindfulness Presentazione GRATUITA

MBSR è un programma educazionale per la riduzione dello stress attraverso la pratica della consapevolezza.

Il 16 settembre si terrà una presentazione esperienziale GRATUITA su piattaforma Zoom, in cui illustreremo come si articola il corso MBSR della durata di 8 settimane.

L‘MBSR inizierà il 7 ottobre 2021, si svolgerà in presenza presso i locali di Via Bardana, 22/24 e in contemporanea verrà trasmesso su piattaforma Zoom per coloro che intendono partecipare a distanza.

Faremo alcune pratiche guidate di meditazione mindfulness condividendo l’esperienza insieme. Racconteremo la storia di come è nato e si è sviluppato questo programma.  Illustreremo la stretta relazione con le neuroscienze e i riconoscimenti ricevuti da parte della comunità scientifica.

Questo percorso è stato ideato dal Prof. Jon Kabat Zinn alla fine degli anni ’70 presso l’università di Worcester (Boston) Massachusetts. Da circa 40 anni è il più studiato e monitorato dalla ricerca scientifica internazionale che ne ha confermato la validità. Proposto nelle aziende, nelle carceri, nello sport, negli ospedali, nella scuola è ormai diffuso nel sistema sanitario in diversi Paesi.

Attraverso la meditazione di consapevolezza si coltiva l’attenzione: intenzionalmente, nel momento presente, in modo non giudicante. Così si incontrano con maggiore chiarezza emozioni, pensieri e sensazioni senza esserne travolti, avviando un salutare ciclo di apprendimento.

“Riconoscere che ciò che occupa la nostra mente influisce maggiormente sul nostro senso di benessere rispetto a quello che stiamo facendo ha implicazioni profonde per la comprensione della nostra umanità e per la comprensione di ciò che ci occorre per essere sani e genuinamente felici.”             J. Kabat Zinn

A chi è rivolto

A tutte le persone che si trovano a vivere a contatto con l’intensità ed il disagio dell’esperienza umana, derivanti dalla difficoltà di gestire eventi stressanti improvvisi o di lunga durata (lavoro, malattia, separazioni, lutti). Infatti, è un modo prezioso di incontrare con efficacia, flessibilità e gentilezza una quotidianità spesso frammentata per la molteplicità di impegni e sfide, che rischiano di travolgerci.

Benefici riscontrati dalla scienza

La scienza ha validato i benefici risultanti da questa pratica di consapevolezza.  Così l’MBSR è risulta essere particolarmente efficace nella riduzione di alcune patologie: dolore cronico, malattie cardiovascolari e ipertensione, psoriasi e malattie della pelle, disturbi del sonno e dell’alimentazione, depressione e disturbi d’ansia, attacchi di panico. Rafforza il sistema immunitario, riduce il cortisolo diminuendo la produzione di ormoni da stress, contrasta la degenerazione neuronale e aumenta il volume celebrale.

Durata e struttura del corso

Articolato in 8 appuntamenti a cadenza settimanale della durata di circa 2 ore e mezzo ciascuno, oltre ad un incontro di una intera giornata.

Cosa faremo:

  • Pratiche guidate di esercizi di consapevolezza
  • Pratiche di Yoga con movimenti corporei adattabili alle diverse condizioni fisiche di ognuno
  • Body scan (esercizio di consapevolezza del corpo)
  • Camminata svolta in modo consapevole
  • Esercizi per promuovere la consapevolezza nella vita quotidiana
  • Pratica quotidiana con ausili audio e cartacei a supporto

Cosa porteremo a casa:

  • Maggiore consapevolezza dei propri stati emotivi e cognitivi
  • Maggiore consapevolezza dell’interazione mente/corpo
  • Osservare e comprendere senza giudizio gli automatismi mentali
  • Affrontare e gestire con maggiore efficacia e empatia situazioni stressanti
  • Riconoscere e gestire le emozioni ed il flusso dei pensieri ricorrenti
  • Prendersi cura di se stessi (self- care)
  • Promozione di relazioni interpersonali più ricche e salutari
  • Effetti positivi sulla qualità dell’attenzione

Corso condotto da Marco Iannelli

Insegnante del programma educazionale MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), formatosi con Jon Kabat Zinn e Saky Santorelli del CFM (Center for Mindfulness in Medicine Heart Care and Society of Massachusetts), completando l’OASIS Foundation Training. Pratica meditazione di consapevolezza da circa 25 anni e dal 2006 guida e facilita gruppi di meditazione, attraverso laboratori e intensivi. Dal 2014 conduce classi di MBSR. 

Il Programma MBSR non è una terapia e non può sostituire specifici trattamenti psicoterapeutici o psichiatrici. E’ un percorso psico-educativo dai validati effetti benefici sulla salute fisica ed emotiva di chi lo segue.

La partecipazione alla presentazione gratuita non è in alcun modo vincolante per l’iscrizione al corso che inizierà il 7 ottobre 2021.

Il costo dell’intero corso è di € 250 oneri inclusi.

Pagamento tramite bonifico bancario intestato a Marco Iannelli, iban: IT63Q0100503226000000015519

Causale: MBSR ottobre 2021.

Per maggiori informazioni e ricevere il link Zoom telefonare o inviare e-mail:
tel. 3200220382 – info@setremisullorlo.it

Gastronomia Consapevole

Produrre, cucinare, degustare, assaporare, nutrire sono solo alcune delle parole, ricche di significati, del libro di Rosalia Cavalieri che offre uno studio della gastronomia a tuttotondo. Il suo è un invito a diventare consapevoli partendo dalla sensorialità e dal gusto per approfondire la provenienza e l’origine dei prodotti culinari.

Dunque, perché è così importante portare la luce della consapevolezza sul tema del cibo?

Come afferma l’autrice, esso influenza radicalmente molteplici aspetti della nostra quotidianità, a partire dalla salute e dal benessere fino alla politica, all’economia e ai media che oggi sono stracolmi di ricette e video di “food porn” volti alla spettacolarizzazione di alcuni piatti che stimolano il senso del piacere.

Questo senso di piacere deve essere educato secondo Carlo Petrini, più volte citato nel libro, affinché si acquisisca una maggiore attenzione a ciò che si ingerisce, indagandone origini, produzione, vendita e trattamenti vari.  

L’educazione è però assai scarsa nelle scuole, ad esclusione degli istituti alberghieri, e il tema è da poco riconosciuto come trasversale e quindi di estrema importanza.

Vi sono però dei cambiamenti in atto che riguardano soprattutto progetti molto interessanti come quello degli orti scolastici e dell’associazione francese ANEGJ: il suo obiettivo è quello di fornire un’educazione alimentare e coltivare il piacere di mangiare attraverso un’attivazione sensoriale individuale e un’analisi che porta i giovani da consumatori ad intenditori.

Tale progetto potrebbe sembrare inutile ai più; eppure propone un comportamento che dovrebbe essere adottato non solo dai giovani, ma anche dagli adulti.

I motivi sono i più disparati. Fare la spesa inconsapevolmente è sinonimo di mangiare male: rientriamo nel fenomeno della “malnutrizione” che include tanto la sottonutrizione quanto la sovranutrizione.

Quest’ultima, in particolare, si è diffusa a macchia d’olio nel mondo occidentale e consiste in un consumo eccesivo di calorie rispetto al fabbisogno e di cibi poco salutari a svantaggio di una dieta ricca di micronutrienti.

L’estrema conseguenza della sovranutrizione (spesso unita ad uno stile di vita sedentario) è la morte per obesità, diabete o cancro. In più, mangiare male (ovvero mangiare fuori casa, nei vari street food o consumare cibi raffinati e/o fuoristagione) porta automaticamente ad avere una scarsa considerazione degli alimenti e, successivamente, all’incubo dello spreco alimentare.

“Ogni anno gli sprechi di cibo si aggirano intorno a 1,3 miliardi di tonnellate […] con le quali si potrebbero sfamare quattro volte la popolazione denutrita stimata”.

Rosalia Cavalieri

Inoltre, assieme all’inquinamento ambientale, allo spreco di risorse ittiche, forestali, del suolo e della produzione, vi è anche lo spreco dell’acqua che secondo l’UNESCO nel 2050 potrebbe mancare di accesso regolare a 5 miliardi di persone.

Dunque, mentre da un lato si consuma senza alcun equilibrio e sensibilità, provocando danni a sé stessi e all’ambiente, nel resto del mondo meno industrializzato la fame colpisce 821 milioni di persone (dal 2016 al 2018 il numero è aumentato), andando contro l’obiettivo “Fame Zero” dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Dopo aver analizzato a fondo cause e conseguenze, l’autrice non manca di chiedersi: quali sono i comportamenti che possono riportarci ad avere un rapporto consapevole, giusto ed equilibrato con il cibo?

Si parte, come già si accennava nel progetto dell’ANEGJ, dall’esperienza sensoriale del cibo perché “solo assaporandolo, esso si trasforma da esperienza puramente materiale in nutrimento intellettuale e affettivo” che ci consentono di restituirgli valore e quindi portare attenzione alle scelte ad esso legate.

Dopodiché bisogna finanziare aziende agricole biologiche o alternative e la cosiddetta “agricoltura familiare” (garante della trasmissione di saperi agricoli); questo perché l’allevamento intensivo e le monoculture producono il 14% dei gas serra oltre che la perdita di biodiversità, il malessere degli animali e l’inquinamento legato alla produzione di vaccini e medicinali per questi ultimi. 

Bisogna poi essere informati sulla nocività dei junk food, prodotti in laboratorio per causare quella che è una vera e propria dipendenza, così da poterli evitare (anche per il fatto che le catene di junk food sono le prime a praticare l’allevamento intensivo).

A tale proposito è consigliabile adottare una dieta quanto più possibile a base vegetale; è dimostrato che se la popolazione mondiale adottasse progressivamente questo tipo di dieta, le emissioni di gas serra sarebbero ridotte del 73%, un numero impressionante. 

Per concludere viene riproposta, con una nuova lettura, l’antichissima azione del cucinare: si consiglia di dedicare più cura ai pasti, magari pianificandoli per tutta la settimana così da evitare il convenience food, e alla spesa stessa che sarebbe meglio fare più spesso ma comprando pochi ingredienti per volta; cucinare con i bambini per trasmettere il valore del cibo e la tradizione di cura e di scelta delle materie prime che è dietro ogni pasto; coltivare i valori della condivisione e della convivialità che mettono in comune tradizioni, saperi, una maggiore sensibilità e quindi la diffusione di una maggiore consapevolezza.

Insomma, dietro un piatto di pasta può nascondersi un mondo di monoculture, sprechi, sfruttamenti e inquinamento ambientale che Rosalia Cavalieri riesce a svelare con una penna semplice, scorrevole e accurata, utilizzando lo sguardo attento di chi annusa, ascolta e assapora il cibo come solo un vero amante può fare.

Gastronomia Consapevole
Rosalia Cavalieri ed. Il Mulino

Parole in semilibertà

Quindi, se voi ed io siamo il problema, come possiamo pretendere la pace nel mondo se dentro ciascuno di noi governa il caos, la gelosia, l’ambizione, la guerra? Quante volte abbiamo sentito dire che ogni popolo ha il Governo (o i Parlamentari) che si merita?

E allora, sono capace di essere presente e consapevole di come ogni mio pensiero e ogni mia azione possano avere effetti importanti non solo sulla mia vita, ma anche e soprattutto su quella di chi mi sta accanto e che magari dico anche di amare?

Ora, immaginiamo per assurdo che da questo preciso momento tutti, ma proprio tutti, iniziamo ad essere presenti e consapevoli in ogni momento della nostra giornata. Riusciamo ad immaginare l’effetto a catena di una simile pratica portata da ciascuno nel suo quotidiano?

“Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”

Edward Norton Lorenz

Può, una simile pratica, cambiare la mia vita? Può cambiare in meglio il mondo? E, se sì, come?

La mia personale risposta, basata sulla mia personalissima esperienza, è sì. Può. L’ha già cambiata. E la sta cambiando ancora. Come?

Intanto non riesco a fare a meno di sedermi tutti i giorni, appena sveglio, sul cuscino per almeno mezzora. È una forma di allenamento che sento tracimare in ogni momento della giornata. Sono semplicemente più consapevole di ciò che sto facendo perché lo faccio con maggiore attenzione. Non faccio quasi più due o tre cose insieme. Bisogna mettere attenzione (oserei dire amore) in ogni singola cosa che facciamo. Solitamente faccio l’esempio della preparazione del cibo. Specie se ci sono ospiti a cena, o anche semplicemente mi capita di cucinare per il resto della famiglia, mi prendo il tempo che serve e non mi faccio più prendere dall’ansia come un tempo. Coccolo le mie pietanze, mentre sono sul fuoco, o quando le condisco e impiatto. È per me una manifestazione di riconoscimento e amore intanto per il cibo stesso, per i singoli ingredienti che compongono il piatto. Perché siamo parte di un tutto che comprende anche gli ingredienti che adoperiamo in cucina: gli ortaggi, le spezie, l’olio, gli animali ed i pesci che ci donano la loro carne. Dobbiamo ringraziarli per essere lì, ora, a nostra disposizione, nella nostra cucina. Perché non è mica scontata la cosa.

Quando mi accorgo che questa pratica tende ad occupare ogni singolo momento della giornata, quando percepisco la sempre minore reattività alle situazioni che mi creano disturbo, quando sperimento anche un minore attaccamento verso tutto quanto non ha vero valore, quando provo sempre maggiore gratitudine verso ciò che ho e riesco a vedere le prove che mi si parano dinnanzi tutti i giorni anche come una opportunità di crescita e non solo come una noia o, peggio, una tragedia, allora inizio ad intuire come il potenziale di questa pratica, portata all’estremo, può davvero cambiare il mondo.

E allora, paradossalmente, non avrebbe più alcuna importanza se alle prossime elezioni tu votassi bianco, lui votasse verde ed io votassi rosso. Perché anche i candidati di tutti gli schieramenti sarebbero “praticanti” (e principianti) come noi. Avremmo tutti a cuore il bene comune. Coopereremmo per qualcosa di più grande.

Quanto siamo distanti da uno scenario di questo tipo? Quanto è utopica questa idea? A ciascuno il compito di trovare la sua personale risposta. Nell’attesa però, mettetevi comodi sul cuscino.

Siate farfalle. Battete le ali!

Scritto da Michele Ma! Perso spesso nei suoi sogni, manco fosse un adolescente, gli torna alla mente quella canzone degli Stadio “Amo solo te” in cui ad un certo punto, parlando dell’amore, termine che in questo caso sostituirebbe con “vita”, si dice che la vita somiglia ad un’altalena: noi andiamo avanti e indietro ma restiamo qua. Ecco, i sogni saranno anche una gran bella cosa, ma il vero viaggio è “qua”.

Mindfulness – Introduzione – Webinar gratuito

Questa è un occasione per incontrarci, conoscerci, assaporare il tocco leggero della mindfulness, il sapore unico della consapevolezza. Ed anche, tra un respiro e una pausa, dimorando nei ritmi naturali del corpo, dialogare e sostare insieme nello spazio prezioso dell’ascolto reciproco. Vi aspettiamo!

Compassione, empatia e gioia. Gratitudine, generosità e perdono. La vita pienamente accolta.

“Questo mondo, assolutamente puro così com’è. Dietro la paura, la vulnerabilità. Dietro quella, la tristezza, poi la compassione. E dietro a quella il vasto cielo”.           Rick Field

“Il luogo in cui non c’è rifiuto o giustificazione si trova nel bel mezzo del nulla. È lì che finalmente potrete comprendere ciò che sentite; è quello il luogo in cui potrete guardare fuori e vedere il cielo”. Pema Chödrön

Il Laboratorio che proponiamo prevede anticipatamente  la visione di un film che abbiamo scelto. Questo raccoglie in se tutti i temi che affronteremo insieme, declinati in un modo originale, coinvolgente e di immediata risonanza.

Il percorso è articolato in sei incontri settimanali in cui ci occuperemo di coltivare quei fattori tra loro interconnessi che contribuiscono a sostenere una vita pienamente accolta.

Cosa significa portare concretamente compassione e empatia verso noi stessi e nelle relazioni?

Coltivare la gioia e la generosità implica apertura e disponibilità e forse il coraggio di diventare intimi con con parti di noi inesplorate. Possiamo sostare con esse ascoltando ciò che emerge disponendoci a dare loro il benvenuto?

Infine è possibile aprirci al perdono cogliendone l’enorme potere di guarigione fisica, emotiva e spirituale? Quanta non vita e dolore inespresso, giustificato e sedimentato nel corpo, è presente rendendo il perdono impossibile?

Attraverso meditazioni specifiche, condivisioni in gruppo della visione del film, letture, approfondiremo in un contesto accogliente ed intimo, queste qualità del cuore. Per poi scoprire insieme che possono essere un sostegno straordinario per abbracciare la nostra esistenza da una prospettiva simile al “vasto cielo”.

Il laboratorio, pensato per coloro che hanno esperienza di meditazione di consapevolezza, si articolerà in 6 incontri online a cadenza settimanale, dalle ore 20.30 alle 22.30 sulla piattaforma Zoom (o in presenza se consentito dalle prossime norme DPCM) a partire da lunedì 19 aprile 2021.

Importante: l’adesione al laboratorio dovrebbe avvenire almeno 2 giorni prima della data di inizio. Questo per permettervi di vedere e assaporare il film proposto. 

Il costo dell’intero corso è di euro 95 oneri inclusi.

Pagamento tramite bonifico bancario, iban: IT63Q0100503226000000015519  nella casuale scrivere “Laboratorio Compassione, empatia e gioia”. Seguirà link per accedere a Zoom.

Per informazioni 

tel. 3200220382  oppure scrivere a info@setremisullorlo.it

Dall’Eden dell’Olocene ad un disastro annunciato

1937: La popolazione nel mondo è pari a 2.3 miliardi di persone, la quantità di CO2 nell’atmosfera è pari a 280 parti per milione e la percentuale di natura selvaggia è del 66%. 2020: La popolazione nel mondo è pari a 7.8 miliardi di persone, la quantità di CO2 nell’atmosfera è pari a 415 parti per milione e la percentuale di natura selvaggia è del 35%. Tutto questo nell’arco dell’esistenza di un uomo, David Attenborough, che racconta il collasso dell’Olocene attraverso i suoi occhi.

Tutti a scuola avremo sentito parlare di storia, qualcuno di storia delle scienze naturali, quel racconto, che a volte appare fantasioso, che ci parla di dinosauri ed estinzioni di massa. Eppure, siamo riusciti a distruggere, nell’arco di una sola esistenza umana, un patrimonio che ha impiegato 65 milioni di anni a costituirsi.

Ma partiamo dal principio: David Attenborough cammina in un luogo abbandonato, dove tetti e finestre non esistono più, cammina fra le vie di Chernobyl, luogo della catastrofe nucleare del 1986. Era una cittadina di 50mila persone ma è diventata un luogo inabitabile e la causa è solamente una cattiva pianificazione, un errore umano. Impossibile non pensare all’andamento generale del pianeta, che a causa delle nostre scelte sta rendendo sempre più fragile l’equilibrio che la sua biodiversità ci ha regalato.

David Attenborough racconta della sua esistenza, trascorsa a scoprire la bellezza naturale del mondo ed a studiarla con dedizione. Ci ricorda che con l’estinzione dei dinosauri il 75% delle specie viventi sul pianeta svanì assieme a loro. Alla vita non rimaneva altro che ricostruirsi e così fu, in un processo lungo 65 milioni di anni. Così è nato il mondo che conosciamo, l’epoca geologica dell’Olocene, che è stato il periodo di maggiore stabilità, dei ritmi lenti delle stagioni, ma anche dell’invenzione dell’agricoltura, che ci permetteva di sfruttare quest’ultime per assicurarci un sostentamento. Ma questo lento e progressivo sviluppo di una natura che nasce in un perfetto equilibrio che genera vita, è stato sconvolto dall’intelligenza umana che ha reso il cambiamento, improvvisamente, molto più veloce.

A partire dal 1954 David Attenborough iniziò a girare il mondo per mostrare, attraverso programmi televisivi, la natura selvaggia di luoghi inesplorati e popolazioni sconosciute. In quel momento, sembrava che non ci fossero limiti alla possibilità di scoperta e di sviluppo tecnologico. E fu così fino al 1968, quando la missione Apollo svelò che viviamo su un pianeta fragile, finito ed isolato. Da quel momento Attenborough guardò il mondo con nuovi occhi e si accorse che davanti ai suoi occhi si stava palesando un nuovo processo di estinzione di moltissime specie che popolavano la terra, creando fratture nell’Eden di un ecosistema in perfetto equilibrio. La colpa è la nostra, a causa della vita che ci siamo costruiti, interi habitat stavano e stanno scomparendo.

Oggi la situazione è a dir poco drammatica: abbiamo sovrasfruttato il 30% degli stock ittici e ridotto la popolazione d’acqua dolce dell’80%; ogni anno abbattiamo oltre 15 miliardi di alberi e la metà delle terre feritili del pianeta sono diventate terreno agricolo; noi uomini rappresentiamo più di un terzo dei mammiferi sulla terra, il 60% sono animali di allevamento ed il resto degli animali rappresenta solo il 4%, sull’intero pianeta. Un pianeta gestito dall’umanità per l’umanità, o almeno per la parte ricca della popolazione mondiale. Ma Attenborough crede che la speranza non sia morta, ritiene che sia urgente un cambio di rotta: è necessario adoperarsi per ripristinare la biodiversità del nostro pianeta. Come è possibile realizzarlo? La popolazione mondiale potrebbe raggiungere il picco di 11 miliardi entro alcune decine di anni: dovremmo rallentare la crescita demografica prima che questo picco venga raggiunto e renda impossibile la sopravvivenza sulla terra con le risorse a disposizione. Questo obiettivo può essere raggiunto anche cercando di alzare gli standard di vita in tutto il mondo, senza aumentare il nostro impatto sul pianeta. Dovremmo eliminare i combustibili fossili dalle nostre vite e utilizzare le eterne forze della natura, come l’acqua, il sole, il vento.  Inoltre, per far rivivere la biodiversità e la ricchezza dei nostri oceani, sarebbe opportuno imporre un divieto di pesca esteso a un terzo delle nostre coste e L’Onu si sta impegnando per questo: l’obiettivo è quello di creare la più grande zona di divieto di pesca in acque internazionali, trasformando gli oceani nella più grande riserva naturale del mondo.
Per la terra ferma l’impegno è duplice: arrestare la deforestazione e ridurre le aree coltivate, per far spazio alla natura selvaggia. Tutto questo è possibile anche grazie all’innovazione tecnologica: pensiamo al caso dell’Olanda, uno fra i primi esportatori mondiali di prodotti alimentari, che promuove un’agricoltura indoor, hi-tech e sostenibile, massimizzando la produzione in una porzione ridotta di territorio.

David Attenborough ha tanti esempi virtuosi come quello dell’Olanda e li propone nel suo meraviglioso documentario, A life on Our Planet, che in poco più di un’ora stravolge le nostre convinzioni sul pianeta terra. In ultimo, la scena torna su Chernobyl, la città abbandonata, dove la natura ha ripopolato strade, le fronde degli alberi hanno sostituito i tetti ed animali selvaggi passeggiano in palazzi abbandonati. Non importa quanto siano gravi i nostri errori, la natura trova sempre un modo per superarli

DAVID ATTENBOROUGH: A LIFE ON OUR PLANET – OFFICIAL CLIP – FINITE WORLD

Semi e biodiversità

Meraviglioso, no? Meraviglioso come ogni singola cosa che io abbia osservato o percepito attraverso i sensi sia il prodotto, più o meno diretto, di un minuscolo eppure fortissimo essere: il seme.

Causa di innumerevoli pianti da parte di mia nonna, che quando ne perdeva uno pareva aver subito un lutto, il seme è l’organo di diffusione delle piante, un oggetto tanto piccolo quanto ricco di energia vitale. Basti pensare ad una lenticchia: in quello che pare un cerchio marroncino dal raggio infinitesimale è contenuto tutto ciò di cui la piantina avrà bisogno per germogliare, dal nutrimento al DNA.

Fondamentali per il 90% del mondo vegetale, certo. Ma quanto possono risultare importanti i semi per noi esseri umani?

Un salto nel passato

Per capirlo dobbiamo tornare indietro di qualche millennio, quando tutto ebbe inizio. Circa 10.000 anni fa l’uomo fece un salto di specie, passando da animale nomade a stanziale. Fu quello il momento in cui la raccolta fu rimpiazzata con l’agricoltura, attività che è durata fino ad oggi grazie a contadini che per secoli hanno distinto, scelto, curato l’immensa varietà di semi che la Terra produce, attraverso sperimentazioni e conoscenze tramandate e condivise.

Almeno fino al secolo scorso. Agli inizi del ‘900 i progressi nel campo della genetica hanno radicalmente cambiato il mondo dell’agricoltura, portando alla produzione di OGM e alla diffusione di monoculture intensive. Un grande passo per una maggior accessibilità al cibo da parte dell’Occidente, ma un passo ancor più grande per la distruzione della biodiversità.

Secondo il WWF, la biodiversità è “la grande varietà di animali, piante, funghi e microorganismi che costituiscono il nostro Pianeta; una molteplicità di specie e organismi che, in relazione tra loro, creano un equilibrio fondamentale per la vita sulla Terra; [essa] infatti garantisce cibo, acqua pulita, ripari sicuri e risorse, fondamentali per la nostra sopravvivenza”.

Questo straordinario intreccio di organismi interdipendenti (di cui noi facciamo parte) è oggi fortemente messo a rischio dall’utilizzo di semi ibridi brevettati e dallo sfruttamento del terreno agricolo. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Science, la distruzione degli habitat naturali per il loro sfruttamento agricolo ha talmente ridotto la varietà di piante e animali esistenti che la biodiversità del globo è scesa sotto il “livello di guardia”, con conseguenze disastrose.

Come è stato dimostrato, la perdita di biodiversità contribuisce all’insicurezza alimentare ed energetica, aumenta la vulnerabilità ai disastri naturali, mette a rischio la salute, riduce la disponibilità e la qualità delle risorse idriche e impoverisce le tradizioni culturali. Ciascuna specie, infatti, riveste un ruolo specifico nell’ecosistema in cui vive e proprio per questo aiuta l’ecosistema a mantenere i suoi equilibri vitali.

In questo scenario spaventoso, un ruolo decisivo è svolto dai semi. Base della diffusione di innumerevoli specie vegetali, del nutrimento di animali, della nostra alimentazione e dell’ossigeno che respiriamo quotidianamente, la tutela di questi piccoli ma preziosissimi tesori è fondamentale.

A questo proposito, in contrasto con il monopolio delle sementi che è posseduto da pochissime aziende (dieci delle quali già da sole ne detengono il 75%), è stata inaugurata nel 2008 la più importante banca dei semi a livello globale: la Svalbard Global Seed Vault.

La sua funzione è quella di conservare un vastissimo repertorio di semi contro la perdita accidentale del “patrimonio genetico tradizionale”. L’obiettivo è quello di garantire il completo affidamento fiduciario della maggior parte delle 21 colture più importanti della Terra, dal riso alla noce di cocco, con le loro varietà, garantendo così la diversità genetica che può essere facilmente vittima di catastrofi naturali, eventi bellici, maneggiamenti erronei, incidenti o malfunzionamento di macchinari.

Insomma, la Svalbard Global Seed Valut costituisce un vero e proprio Eden, minuziosamente protetto e confinato tra i ghiacci impervi dell’isola norvegese.

Oggi, il nostro ruolo in questa inestricabile rete che vede legati insieme economia, natura, politica ed esseri umani, è evidente: impegnarci affinché questo patrimonio genetico venga mantenuto.

Se è infatti vero che la lotta per la protezione della biodiversità è stata condotta da attivisti del calibro di Vandana Shiva (che ha spinto in particolar modo sull’aspetto sociale ed economico della questione, cercando di tutelare i diritti dei contadini indiani) e che l’isola norvegese rappresenta una sicurezza per noi e per le generazioni future, è anche vero che c’è ancora tanto lavoro da fare, parte del quale si trova anche nelle nostre mani.

Cosa possiamo fare?

Consumare alimenti biologici (gli unici a non utilizzare OGM), spingere le istituzioni a cambiare la regolamentazione dei brevetti, appoggiare aziende ed associazioni che agiscono attivamente sul campo: questi sono alcuni dei passi che possiamo fare per continuare a dormire sotto coperte di cotone, bere caffè caldi, consumare alimenti come pane e marmellata, osservare l’infinita varietà della natura fuori della nostra finestra. Conservare l’armonia del mondo naturale in cui viviamo. 

Semi- Viaggio all’origine del mondo vegetale di Thor Hanson, ed. Il Saggiatore

Botanica- Viaggio nell’universo vegetale di Stefano Mancuso, ed. Aboca

Prendersi cura

L’Arte nel suo ruolo primario è visione. Uno sguardo che comprende le persone e le loro relazioni, l’ambiente e i contesti, il passato ed il futuro. 

Rappresenta la capacità di interpretare il Mondo fuori dall’assioma azione/reazione, indagando le profondità emotive, il loro  senso ed il loro valore profondo. Lo fa fuori dagli schemi e dai paradigmi del comportamento, della morale e dalla consuetudine. Lo sguardo dell’Arte è sguardo etico, non morale. Non sottintende leggi, ma valori. Tende a stimolare consapevolezza, non paura. Emancipa se stesso da tutti gli strumenti che l’essere umano si è dato per cercare di controllare il suo Mondo. In qualche modo lo libera da questa auto imposta coercizione per renderlo capace di immaginare. Immaginare altri mondi, altre storie, altri futuri

Un compito enorme, ma che non può che essere profondamente necessario. 

Necessario in quanto, senza questa visione, siamo lasciati senza coordinate per il nostro mondo emotivo, senza direzione nella nostra intimità nel momento in cui si rapporta al nostro contesto di relazioni  e questo ruolo l’Arte non lo chiede, lo possiede per definizione. 

Definizione di un’espressione nata da questa esigenza: trasportare il senso in una dimensione non esattamente “reale”, ma che di realtà si nutre. La  dimensione che posiziona il singolo in una prospettiva collettiva, fatta di relazioni, emozioni condivise, azioni comuni.

Ed oggi che assistiamo alla progressiva desertificazione emotiva a causa di un senso della comunità delegato ad esperienze virtuali, alla mancanza di ritualità condivisa e proprio ora che questa condizione deve affrontare il terrorismo psicologico della conta dei morti, della paura dell’altro, della “distanza”, dobbiamo provare a dare una risposta. Rispondere a tutto questo costruendo e immaginando il nostro futuro. Per fare questo  credo che dovremmo interrogarci sul concetto di “avere cura”, piuttosto che su quello di “cura”. È un processo sottile che è proprio appannaggio dell’Arte. Si ha cura delle nostre paure per non renderle fobie, ci si prende cura degli altri per evitare di inventare nemici dove non ce ne sono. 

Si parla molto, e a ragione, del ruolo comprimario della cultura nell’assetto politico odierno e nella sua provocata obsolescenza. Ma si parla poco di quello che la cultura e l’Arte sono e quale ricchezza ci viene negata, quale strumento ci viene tolto nel bel mezzo del periodo in cui si fa più necessario. Imparare a vedere dove gli altri sguardi si fermano, imparare a riflettere la condizione dell’altro e soprattutto imparare a leggere, con sguardo ampio e non timoroso, il nostro presente

Presente che non è solo pandemia, non è solo il tempo per la paura della malattia e quindi della morte. 

Evidentemente è il tempo in cui bisogna imparare a fare di più e meglio. In cui bisogna avere cura di noi, ovviamente, ma nel nostro legame con gli altri. Nel nostro legame con “l’altro”.

E so che l’Arte è lo strumento che l’essere umano si è dato proprio per realizzare questo scopo, rivendicando il suono del vento, i colori del cielo, il passare del tempo, le sinuose fattezze degli alberi, il calore del fuoco  come “lingua”. Come codice per le proprie emozioni profonde.

Per cui, dovremmo rivendicare, adesso, quella “lingua” per guidarci fuori da un presente scomodo e spesso avvilente e per edificare un futuro che l’immaginazione degli artisti ci continua a presentare davanti agli occhi.

Marco Colonna

Fili di Marco Colonna dedicato a Maria Lai

Marco Colonna (1978)  è musicista, occasionalmente scrittore, fra i più attivi della sua generazione.  Attivo in vari ambiti della musica (dalla classica contemporanea al folk, dall’art rock al jazz ) ha al suo attivo decine di dischi e attualmente è titolare della cattedra di Tecniche dell’improvvisazione presso Siena Jazz.

Muovere il cambiamento

Ogni scelta va fatta con consapevolezza, perché ogni azione fa davvero la differenza ed è fondamentale condividere per diffondere, in modo capillare, i propri saperi e le piccole azioni che possono essere fatte ogni giorno. Secondo quanto emerge da un’indagine condotta dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo nel 2019, su un campione di 2000 giovani italiani nati tra il 1982 al 1997, l‘81,8%  si dice disposto a cambiare le proprie abitudini per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sul pianeta, mentre l‘82% dichiara di essere disponibile a ridurre al minimo gli sprechi (dall’acqua alla luce, dalla plastica al cibo). Il tema è molto caldo e dai dati dell’indagine mostrano come ci sia un’ampia consapevolezza: secondo la grande maggioranza degli intervistati la qualità del futuro del pianeta è strettamente legata alla responsabilità di ciascuno di noi, non solo dall’operato dei governi. Altro aspetto molto interessante è anche l’alto senso di responsabilità percepito su questo tema dai giovani italiani, infatti oltre il 59% è convinto che la salvaguardia dell’ambiente investa direttamente ogni singolo cittadino. Ognuno di noi è responsabile di muovere il cambiamento, l’immobilismo è paralizzante e nocivo per l’intero pianeta.

Dunque, non ci sono solo Greta Thunberg e il popolo dei FridaysForFuture a tenere alta l’attenzione sulla questione ambientale. Ma ci sono tantissimi altri rappresentanti anche fra i giovanissimi della Generazione Z ad avere ben presente quanto sia urgente immaginare già oggi come affrontare il tema dell’esaurimento delle risorse naturali, delle energie rinnovabili, dell’ecosostenibilità per mettere al sicuro la Terra il prima possibile. Lo dimostra un un sondaggio effettuato da Skuola.net in collaborazione con Sorgenia. Su 3.500 giovani tra i 10 e i 25 anni, infatti, quasi tutti (96%) sono spaventati per la salute del pianeta: la maggior parte (54%) non vede nell’immediato una soluzione, il 36% è invece preoccupato ma resta fiducioso, solo il 6% pensa che la situazione sia ancora sotto controllo. Ma la paura non ferma i giovani, che desiderano diffondere comportamenti virtuosi e di cura per il nostro pianeta. Proliferano progetti, idee, pagine social, documentari e serie tv che coinvolgono noi giovani. Speriamo che questa pagina, possa essere l’inizio di un nuovo spazio di dialogo, condivisione e (seppur piccolo) motore di cambiamento.

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