Parole in semilibertà

Scritto da
Michele Martucci
Pubblicato il
27 Maggio 2021
Krishnamurti direbbe che “il mondo non è qualcosa di separato da voi e da me; il mondo, la società, è la relazione che noi stabiliamo o cerchiamo di stabilire gli uni con gli altri. Perciò voi ed io siamo il problema, e non il mondo, perché il mondo è la proiezione di noi stessi e per capire il mondo dobbiamo capire noi stessi”.

Quindi, se voi ed io siamo il problema, come possiamo pretendere la pace nel mondo se dentro ciascuno di noi governa il caos, la gelosia, l’ambizione, la guerra? Quante volte abbiamo sentito dire che ogni popolo ha il Governo (o i Parlamentari) che si merita?

E allora, sono capace di essere presente e consapevole di come ogni mio pensiero e ogni mia azione possano avere effetti importanti non solo sulla mia vita, ma anche e soprattutto su quella di chi mi sta accanto e che magari dico anche di amare?

Ora, immaginiamo per assurdo che da questo preciso momento tutti, ma proprio tutti, iniziamo ad essere presenti e consapevoli in ogni momento della nostra giornata. Riusciamo ad immaginare l’effetto a catena di una simile pratica portata da ciascuno nel suo quotidiano?

“Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”

Edward Norton Lorenz

Può, una simile pratica, cambiare la mia vita? Può cambiare in meglio il mondo? E, se sì, come?

La mia personale risposta, basata sulla mia personalissima esperienza, è sì. Può. L’ha già cambiata. E la sta cambiando ancora. Come?

Intanto non riesco a fare a meno di sedermi tutti i giorni, appena sveglio, sul cuscino per almeno mezzora. È una forma di allenamento che sento tracimare in ogni momento della giornata. Sono semplicemente più consapevole di ciò che sto facendo perché lo faccio con maggiore attenzione. Non faccio quasi più due o tre cose insieme. Bisogna mettere attenzione (oserei dire amore) in ogni singola cosa che facciamo. Solitamente faccio l’esempio della preparazione del cibo. Specie se ci sono ospiti a cena, o anche semplicemente mi capita di cucinare per il resto della famiglia, mi prendo il tempo che serve e non mi faccio più prendere dall’ansia come un tempo. Coccolo le mie pietanze, mentre sono sul fuoco, o quando le condisco e impiatto. È per me una manifestazione di riconoscimento e amore intanto per il cibo stesso, per i singoli ingredienti che compongono il piatto. Perché siamo parte di un tutto che comprende anche gli ingredienti che adoperiamo in cucina: gli ortaggi, le spezie, l’olio, gli animali ed i pesci che ci donano la loro carne. Dobbiamo ringraziarli per essere lì, ora, a nostra disposizione, nella nostra cucina. Perché non è mica scontata la cosa.

Quando mi accorgo che questa pratica tende ad occupare ogni singolo momento della giornata, quando percepisco la sempre minore reattività alle situazioni che mi creano disturbo, quando sperimento anche un minore attaccamento verso tutto quanto non ha vero valore, quando provo sempre maggiore gratitudine verso ciò che ho e riesco a vedere le prove che mi si parano dinnanzi tutti i giorni anche come una opportunità di crescita e non solo come una noia o, peggio, una tragedia, allora inizio ad intuire come il potenziale di questa pratica, portata all’estremo, può davvero cambiare il mondo.

E allora, paradossalmente, non avrebbe più alcuna importanza se alle prossime elezioni tu votassi bianco, lui votasse verde ed io votassi rosso. Perché anche i candidati di tutti gli schieramenti sarebbero “praticanti” (e principianti) come noi. Avremmo tutti a cuore il bene comune. Coopereremmo per qualcosa di più grande.

Quanto siamo distanti da uno scenario di questo tipo? Quanto è utopica questa idea? A ciascuno il compito di trovare la sua personale risposta. Nell’attesa però, mettetevi comodi sul cuscino.

Siate farfalle. Battete le ali!

Scritto da Michele Ma! Perso spesso nei suoi sogni, manco fosse un adolescente, gli torna alla mente quella canzone degli Stadio “Amo solo te” in cui ad un certo punto, parlando dell’amore, termine che in questo caso sostituirebbe con “vita”, si dice che la vita somiglia ad un’altalena: noi andiamo avanti e indietro ma restiamo qua. Ecco, i sogni saranno anche una gran bella cosa, ma il vero viaggio è “qua”.

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